Cosa c’è realmente dietro il disegno del governo francese? Ma soprattutto perché si punta a rafforzare le sanzioni contro quelli che offrono servizi non autorizzati per il gioco d’azzardo? Troppo semplice sollevare motivazioni di carattere etico e ragioni di ordine pubbliche, specie se si sta parlando di una nazione che negli ultimi venti anni ha assistito ad uno sviluppo considerevole del gioco d’azzardo.
Borges, ricordano i francesi, ha parlato nella Loterie à Babylone di come di una società può diventare malata di gioco, al punto da farlo diventare il suo unico punto di riferimento, tanto da affidare la scelta dei suoi dirigenti o quella delle punizioni sull’azzardo o sull’estrazione a sorte. Il Francia,sostengono coloro che criticano questo progressivo aumento del gioco d’azzardo, il gioco è diventato l’ultimo ascensore sociale in grado di funzionare, lo strumento in grado di superare le disuguaglianze sociali.
Tutti gli Stati hanno favorito l’imposta sui poveri, da cui ricavano, in pieno deficit pubblico, risorse considerevoli (più di 3 miliardi di euro nel 2005 solo in Francia, più delle tasse sull’alcool e sul tabacco). Oggi questo sistema sembra essere messo in discussione da una serie di contraddizioni emerse grazie a pressioni che vengono dall’esterno: una società maltese non può offrire servizi per il gioco, la bwin si rivolge alla Corte Europea.
Se fino ad oggi il governo francese ha puntato su atteggiamenti protezionistici e sui ritardi degli iter giudiziari, oggi si richiede di fare una scelta. Il gambling rappresenta un fatturato di 25 miliardi di euro solo in Francia e almeno 80.000 posti di lavoro. Anche in rischi, d’altro canto, sono considerevoli. Si valuta infatti che siano almeno 300.000 le persone che hanno sviluppato una dipendenza da gioco, il più delle volte appartenenti alle classi sociali più basse.
L’apertura ad operatori stranieri aumenta il rischio di riciclaggio di capitali provenienti da attività illegali. Lo Stato è obbligato ad assumersi delle responsabilità, e forse non è un grado di farlo. Già nel 2000 il Senato francese aveva denunciato la carenza di mezzi necessari al controllo delle attività di gambling. Da allora non è stato fatto niente, se non studi e ricerche di carattere finanziario.II governo rifiuta di portare la questione al dibattico politico e pubblico, come per il tabacco o la sicurezza stradale. Si nasconde dietro strategie giudiziarie.